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Alla centrale Eta di Cutro anche il Cdr da fuori regione
CUTRO - “In relazione al Piano Gestione Rifiuti della Calabria si fa presente che trattandosi il Cdr di rifiuto speciale destinato a recupero è ammessa l’introduzione dello stesso da fuori regione”. Queste testuali parole sono contenute in un documento che risale, pensate un po’, al 9 luglio 2003 con il quale il Commissario delegato per l’emergenza ambientale ha rilasciato parere favorevole in merito alla “produzione di energia elettrica alimentata a rifiuti” per Eta - Comune di Cutro.
Ebbene sì, la decisione di convertire la centrale biomasse che opera nell’area industriale di Cutro in una centrale per la lavorazione del combustibile da rifiuto non è una cosa piovuta dal cielo nella calda estate del 2004. Già un anno prima, in documenti ufficiali della Regione Calabria e della Provincia di Crotone si parla di Cutro, dell’Eta e di alimentazione della centrale a base di Cdr.
La denuncia è stata fatta dal circolo dei Verdi di Cutro, con il coordinatore Carlo Squillace, e dalla segreteria provinciale del partito guidata da Pietro Infusino, a seguito di una articolata documentazione che dimostra come sulla questione dei rifiuti ci fosse in atto un meccanismo ben più ampio di quanto potesse sembrare agli occhi di chi ha appreso la notizia soltanto dieci giorni fa per la segnalazione dell’associazione ambientalista Wwf alla stampa.
Ma ricostruiamo i fatti con attenzione. Siamo al 3 ottobre del 2002, l’azienda Eta srl del gruppo Marcegaglia (che aveva avviato la realizzazione dello stabilimento di Cutro) chiede alla Provincia di Crotone di essere iscritta nel registro provinciale delle imprese di cui all’art. 33 del D.Lgs. n. 22/1997, riguardante le aziende che operano il recupero delle tipologie di rifiuti non pericolosi.
Come di sua competenza, la Provincia rilascia la sua autorizzazione limitatamente a due categorie di rifiuti: scarti vegetali e rifiuti della lavorazione del legno ed affini non trattati.
Quasi un anno dopo, il 3 giugno del 2003, l’amministratore delegato dell’Eta, Roberto Garavaglia, si rivolge nuovamente alla Provincia perché riteneva riduttiva l’autorizzazione ricevuta, e dice: “La scrivente società, che in un primo tempo aveva previsto di alimentare la centrale con biomasse e sanse esauste, si è vista di seguito costretta, per le particolari difficoltà incontrate nell’approvvigionamento in sede locale delle predette tipologie di rifiuti, a utilizzare altre tipologie di rifiuti destinati al recupero energetico, tra cui il Cdr (combustibile derivato da rifiuti), costituenti anch’essi tipologia di rifiuti non pericolosi”.
Lo ripetiamo, siamo nel giugno 2003 e l’Eta comunica altresì che il trattamento del Cdr comporterà “da un punto di vista tecnico-industriale, una modifica sostanziale del processo produttivo dell’impianto e una variazione qualitativa e/o quantitativa delle emissioni in atmosfera”.
Per queste ragioni chiede di essere specificatamente autorizzata a produrre energia alimentandosi da Cdr e non tralasciando di ricordare che il Cdr appartiene alla categoria di rifiuti non pericolosi, è assoggettabile alle biomasse e via dicendo.
L’Amministrazione provinciale, che nel 2003 era guidata dall’ex presidente Carmine Talarico, si informa su questa cosa chiedendo il parere del Commissario delegato (ossia il presidente della Regione, attuale, Giuseppe Chiaravalloti) e il 9 luglio riceve il parere favorevole dove, oltre al danno la beffa, si dice espressamente che è ammessa l’introduzione di Cdr da fuori regione.
Per il momento, quindi, il Commissario con l’ordinanza ha trasferito a Cutro il Cdr degli impianti di selezione di Catanzaro e Lamezia Terme, ma non si esclude affatto (anzi, si approva) di ritrovarsi da un giorno all’altro con una centrale che brucia il Cdr di altre regioni d’Italia.
Ma non è finita. Le competenze di rilasciare l’effettiva approvazione sono esclusivamente dell’Amministrazione provinciale, la quale, ricevuto il parere favorevole della Regione, comunica all’impresa in data 5 agosto 2003 l’iscrizione al registro delle aziende autorizzate a trattare anche il Cdr, a diventare, insomma, un vero e proprio termovalorizzatore, sottolineando che le emissioni in atmosfera dovranno rispettare i valori conformi alle disposizioni di cui al Dpr 203/88 e successive modificazioni.
Copia dell’autorizzazione, rilasciata dal Settore ambiente della Provincia di Crotone, è stata inviata al Prefetto, al presidente della Provincia e al sindaco del Comune di Cutro. Questi, tuttavia, come già aveva fatto in precedenza, conferma di non “aver ricevuto alcuna comunicazione” e di essere venuto a conoscenza di questa informativa della Provincia soltanto dopo che la notizia è balzata agli occhi della stampa.
“Questa comunicazione, del resto – sostiene il sindaco di Cutro, Francesco Sulla – non risulta essere stata ricevuta nemmeno al mio protocollo”. Intanto, ora che il Cdr potrebbe diventare realtà, Comune e Provincia stanno lavorando insieme per valutare la situazione e si pensa, in particolare, di ricorrere a consulenze specializzate.
L’argomento, comunque, sarà al vaglio della Giunta comunale nella seduta di venerdì 24 settembre e successivamente si svolgerà un incontro dei partiti politici.
Il segretario provinciale dei Verdi, Pietro Infusino, vuole anche “invitare l’assessore provinciale all’Ambiente, Francesco Samà, ad attivarsi per concedere la qualifica di Upg (ufficiale di polizia giudiziaria) ai tecnici del settore ambiente della Provincia, così come avviene in tante altre province d’Italia, visto che i controlli che l’ente intermedio può effettuare sono soltanto quelli autorizzati per delega dal Commissario delegato”.
Un’ultima segnalazione. Lo scorso primo giugno, nella centrale della Marcegaglia sono stati inaugurati due impianti: quello di Eta srl e quello di Fuelco Uno srl. Quest’ultima società si occupa esclusivamente dell’approvvigionamento e della preparazione della biomassa, ma si apprende che, all’origine, nella domanda di autorizzazione (bocciata), la Fuelco Uno srl avesse chiesto di realizzare un impianto conforme all’Eta, con forni per la produzione di energia da biomasse e rifiuti “non pericolosi” (categoria tra cui si annovera anche il Cdr) e che successivamente abbia fatto ricorso al Tar.
GAETANO LIPEROTI
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