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Fonte: Il Quotidiano di Calabria, del 21/10/2004 Categoria: Biomasse

Centrali e biomasse : risorse energetiche o flagelli ambientali ?

LA CALABRIA, ed in particolare l'area Crotonese, presto sarà il generatore energetico del Meridione d'Italia: tre centrali biomasse, due centrali di cogenerazione (cosiddette turbogas): una bella grassa ed una più piccolina, un termovalorizzatore... Con buona pace di coloro che si dolgono di appartenere ad una cittadinanza che sa dire solo e sempre "no" a tutte le iniziative orientate allo sviluppo. Ammesso, e non concesso, che la produzione di energia elettrica in loco sia pre-condizíone essenziale per lo sviluppo! Nel pullulare di centrali, centraline e centralone è però necessario che la gente non resti confusa dal chiacchiericcio di chi tende a instillare nella pubblica coscienza la convinzione che, purché si produca, non ha importanza quello che si brucia e come si brucia.

A proposito della trasformazione delle centrali a biomasse in inceneritori di Combustibile Da Rifiuti, è utile ricordare che i due impianti nascono da strategie diverse per dare soluzioni a problemi diversi.

I termovalorizzatori nascono in attuazione del decreto Ronchi che disciplina in Italia lo smaltimento dei rifiuti e che come extrema ratio, come ultima spiaggia prevede la "utilizzazione dei rifiuti come combustibile per produrre energia ecomunque, si badi bene, solo dopo una differenziazione meticolosa per il recupero, il reimpiego ed il riciclaggio delle merci usate e dei rifiuti. Pertanto, bruciare CDR rappresenta l'ultimo, estremo atto per dare soluzione al problema dello smaltimento dei rifiuti.

Le centrali a biomasse sono previste nel Programma Nazionale Energia Rinnovabile da Biomasse (PNERB)" per rispettare gli impepresi dall'Italia nell'ambito dela riduzione delle emissioni di gas serra; le biomasse per energia, infatti assolvono ad un duplice ruolo: da una parte incrementano la capacità dell'atmosfera di assorbire l'anidride carbonica, con l'impianto di coltivazioni destinate totalmente o parzialmente alla produzione di energia, e dall'altro limitano le emissioni del gas serra nell'atmosfera, sostituendo i combustibili fossili.

Pertanto, bruciare biomasse rappresenta una soluzione al duplice problema di ridurre la presenza di anidride carbonica nell'atmosfera e di produrre energia da fonti rinnovabili. Appare chiaro che la differenza fra i due impianti è sostanziale e non si colma cambiando le valvole di un bruciatore; bruciare biomasse e bruciare CDR non è la stessa cosa: appartiene a programmi e piani di sviluppo completamente differenti, se non divergenti. Questo ovunque, ma non a Crotone, dove si ritiene indifferente, anzi meglio, bruciare immondizia piuttosto che gli alberi della Sila.

Perché a Crotone i programmi si attuano parzialmente e secondo l'interesse di gruppi dominanti, non secondo una strategia di sviluppo pianificata in conformità a quanto, fra l'altro, prevede la legge. La verità è che nelle centrali a biomasse non si devono bruciare gli alberi della Sila, ma i prodotti di coltivazioni dedicate, che si sarebbero dovute impiantare propedeuticamente alla costruzione delle centrali e di cui però, dopo l'insediamento di ben tre impianti, non si vede neanche una piantina.

Non si fa peccato allora a pensare che l'installazione degli impianti biomasse è stato un raggiro di chi ha lucrato riccamente con la loro costruzione, sapendo dall'inizio che mai si sarebbe attuato un programma di approvvigionamento energetico da fonti rinnovabili; si vorrebbe invece realizzare una serie di squallidi inceneritori di CDR, di cui non si conosce né provenienza né qualità, che disperderanno veleni dannosi per le persone e l'ambiente. Bruciare CDR di cui non si conosce la composizione è estremamente pericoloso perché non conoscendo cosa brucia non si possono controllare i prodotti della combustione e renderli innocui.

Ancora una volta i cittadini potrebbero essere doppiamente imbrogliati: nel vedere i loro soldi impiegati in iniziative che miracolosamente mutano finalità, (il programma biomasse è finanziato con intervento pubblico), e nel fallimento di un piano energetico finalmente ecocompatibile. Per evitare il doppio imbroglio basta dire no alla conversione degli impianti biomasse in inceneritori di CDR (non chiamiamoli termovalorizzatori: non lo sono!).

Così finalmente per reperire il biocombustibile si concretizzeranno i programmi di colture per energia e si chiuderà un ciclo produttivo eco-compatibile. Non solo, il no agli inceneritori di CDR incoraggerebbe una politica di riduzione dei rifiuti e favorirebbe la progettazione di merci, oggetti, attrezzature più duraturi, riutilizzabili, più idonei ad essere riciclati, avviando una trasformazione del modello produttivo con i caratteri di una vera e propria nuova rivoluzione industriale, finalmente eco-sostenibile.

Giovanni Greco, consigliere comunale di Verdi.

 

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