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Provincia di Crotone

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Fonte: Il Quotidiano di Calabria, del 30/09/2005 Categoria: Biomasse

Cutro. In arrivo il combustibile da rifiuti negli impianti di Eta. Controlli della Provincia. Presto le analisi sul cdr da bruciare

CUTRO ­ Da qui a breve arriverà il combustibile da rifiuti (cdr) negli impianti di Eta, la società del gruppo Marcegaglia proprietaria della centrale termoelettrica che attualmente produce energia elettrica da biomasse. Sarà un cdr acquistato da Eta, che, prima di venire bruciato per le prove di co-combustione, verrà sottoposto ad alcune analisi presso laboratori specializzati, in aderenza a una prescrizione della Provincia.

Non sarà, insomma, il cdr che doveva essere bruciato secondo quanto stabilito dall'ordinanza del commissario regionale per l'emergenza ambientale pubblicata sul Bur Calabria il 31 luglio 2004. Quella che disponeva il conferimento di "una quantità giornaliera minore o uguale" a 20 tonnellate di cdr nelle more dell'entrata in funzione del secondo termovalorizzatore di Gioaia Tauro. Non sarà il cdr calabrese, dunque, ma quello acquistato dalla stessa Eta.

Come si ricorderà, la Provincia di Crotone ha concesso due anni fa le autorizzazioni all'azienda per il trattamento del combustibile da rifiuto. Ma in seguito alla pubblicazione dell'ordinanza, era montata la protesta degli ambientalisti in relazione all'eventualitàtà che Cutro si trasformasse nella "pattumiera della Calabria". L'ordinanza disponeva, infatti, il conferimento del cdr prodotto negli impianti di selezione secco-umido del sistema integrato di smaltimento di rifiuti della Regione Calabria presso la centrale termoelettrica di Cutro.

A conclusione di un percorso, concordato dall'azienda con il Comune, nell'ambito del quale una commissione di studio ha visitato gli impianti Eta di Cutro e Massafra (questi ultimi alimentati esccluisvamente con il cdr) e che ha previsto anche l'installazione di centraline per i rilevamenti atmosferici, l'altra sera il reggente Santino Gerace ha convocato una riunione con i rappresentanti dell'organismo, esponenti di partiti, di associazioni e delle consulte.

Alla riunione c'erano anche alcuni assessori e consiglieri di maggioranza e il consigliere regionale ed ex sindaco Francesco Sulla. La commissione ha dato il "via libera" alle prove ­ anche se si tratta di un organismo di carattere consultivo ­ ma ha prospettato la necessità di attivare controlli.

In particolare, Antonio Chiellino, segretario dei Ds, ha espresso perplessità in relazione alla carenza di figure tecniche all'interno della commissione (peraltro attivata da un anno) e ha auspicato l'individuazione di esperti esterni. A questo proposito Sulla avrebbe fatto il nome di Fulvia Bandoli, la leader della Sinistra ecologista. Il reggente ha assicurato che i controlli saranno costanti; Sulla, invece, ha prospettato un ritorno per le casse comunali in quanto Eta dovrà accollarsi alcuni oneri.

Chi non ci sta è il "solito" Carletto Squillace, che da presidente dei Verdi locali annunciò che sarebbe stato fuori dalla commissione e che oggi, da responsabile del gruppo Wwf, non è stato invitato; alla riunione era presente, invece, il responsabile provinciale dell'organizzazione, Paolo Asteriti, che ha proposto la trasmissione on line, sul sito della Provincia, dei rilievi relativi alle emissioni inquinanti.

Per Squillace «il modo in cui è stata gestita la vicenda del cdr puzza più del cdr. A cominciare - tuona l'ambientalista cutrese - dalla comunicazione di Eta al Comune che andò persa (come si ricorderà, Sulla, da sindaco, disse che l'ente da lui guidato non sapeva nulla delle autorizzazioni concesse a Eta dalla Provincia, ndr), per passare dalla richiesta di convocazione del consiglio comunale, fatta dall'opposizione il 22 ottobre 2004 con numero di protocollo 14538 e mai accolta, per finire al conflitto d'interessi e alla situazione di incompatibilità che vive oggi il reggente del Comune, che si ritrova a gestire la vicenda del cdr e da tecnico redasse i primi progetti per Marcegaglia».

a. a.

 

La centrale biomasse di Cutro si appresta a provare il combustibile da rifiuti
Pronti ai test con il cdr. Da risolvere il problema dello stoccaggio

CUTRO - Nel giro di un me-se la centrale Eta Marcegaglia di Cutro potrebbe cominciare la produzione di energia elettrica sulla base di combustibile derivato da rifiuti. A comunicarlo è stata la stessa azienda, che ha scritto alla Provincia e al Comune di essere "pronta" per cominciare il periodo di pro-va della co-combustione fra biomasse (scarti di origine vegetale) e cdr, il combusti-bile che ha tanto fatto discutere quando, già lo scorso anno, se ne paventò l'utilizzo.

"Non dobbiamo dire no - ha commentati) il consigliere regionale Francesco Sulla, presente all'incontro del gruppo di lavoro sul cdr istituito dal Comune, - non dobbiamo dire neanche sì: dobbiamo dire 'sì, però...' e por-re le nostre condizioni". Sul-la ha seguito direttamente la vicenda quando era sindaco di Cutro, e oggi,. da presidente della commissione regionale all'ambiente, ha spiegato le nuove direttive in materia di smaltimento dei rifiuti.

"In Consiglio regionale – ha detto Sulla - è stato bloccato il raddoppiamento del termovalorizzatore di Gioia Tauro, pensato come sito unico per lo smaltimento del cdr calabrese. In effetti non era una buona idea: è meglio dividere il cdr in più impianti, che poi sono impianti tecnologici, innovativi, sempre meglio delle discariche. La mia proposta – ha sostenuto Sulla – è sempre stata quella di suddividere il territorio regionale in 10 bacini da 200 mila abitanti ciascuno".

rimpianto di Cutro, stando a questa proposta, dovrebbe smaltire il cdr prodotto nel bacino che corrisponde orientativamente alla provincia di Crotone. Ma probabilmente non sarà così: il decreto Ronchi e le. successive legislazioni hanno spianato la strada al proliferare di termovalorizzatori, assimilando il cdr alla categoria di rifiuti non pericolosi, e quindi alle biomasse. La cui importazione è ammessa anche da fuori Regione. E questo è un tasto sul quale bisognerà fare chiarezza.

A discutere di questi nuovi risvolti, mercoledì 28, è stato il gruppo di lavoro istituito dal Comune circa un anno fa, che già visitò la centrale Eta di Cutro e il termovalorizzatore della stessa società a Massafra (Taranto), che funziona al 100% con cdr.

Oltre al gruppo di lavoro (costituito da esponenti dei partiti politici e di altri organismi sociali), sono stati in-vitati anche i segretari di partito e i consiglieri comunali. Erano presenti in tutto una quindicina di persone, rappresentanti dei Ds, della Margherita, dell'Udeur, di Rifondazione comunista e dell'area socialista, il Wwf e la Consulta giovanile.

Ad aprire i lavori il vice-sindaco reggente, Santino Gerace, che ha fornito le informazioni comunicate dall'azienda, sottolineando la posizione dell'Amministrazione comunale, "aperta e disponibile ai suggerimenti".

Nel corso del dibattito è intervenuto Mimmo Voce, ex capo dell'ufficio tecnico comunale, che ha puntualizzato i passi della convenzione stilata a suo tempo fra il Comune ed Eta srl; a seguire Paolo Asteriti, presidente provinciale del Wwf, che si è detto "contrario per principio" ma ha manifestato esigenze di controllo serrato anche col supporto informatico, proponendo ad esempio di pubblicare i dati delle cabine di rilevazione sul sito della Provincia, in modo che possano essere consultabili in ogni momento anche dai cittadini.

Un 'no' senza condizioni è stato confermato da Rifondazione comunista, tramite i suoi esponenti Tommaso Mendicino e Nicola Procopio, che si sono dimostrati scettici nei confronti del progetto. Il consigliere comunale Tommaso Olivo ha, invece, sostenuto che il nodo principale sta nel controllare la qualità del cdr che arriva.

Per il segretario dei Ds, Antonio Chiellino, l'anno di tempo che è trascorso ha prodotto un risultato: aver permesso alla Provincia di attrezzarsi per monitorare (infatti, nei mesi scorsi, è stata installata la torretta di controllo sulla qualità dell'aria nella zona industriale, ndr).

"Quando il problema si affronta dal punto di vista del-la salute dei cittadini-ha detto l'assessore all'ambiente, Domenico Sestito - vuol dire che stiamo discutendo nel verso giusto, perché abbiamo tutti l'ansia di poter sbagliare e di offrire un ambiente malsano ai nostri figli: il cdr non è un mostro da abbattere, ma un materiale assimilabile alle biomasse".

Nella centrale di. Cutro, la quantità di cdr non potrà superare il 25% della combustione totale e la parte più consistente, dunque, rimarrà ad alimentazione di cippato di legno. Ma il problema, ora, sembra porsi nello stoccaggio del materiale: quando il cdr arriva all'azienda, l'azienda dove lo tiene prima di bruciarlo?

Proprio con questo scopo sembra essere nata la società collaterale di Eta, sempre del gruppo Marcegaglia, la Fuelco Uno srl, che in un primo momento non era stata autorizzata ad insediarsi e gli imprenditori avevano minacciato di ricorrere al Tar. Secondo quanto si apprende, dovrebbe essere proprio la Fuelco ad occuparsi dello stoccaggio del materiale, che - al momento dell'arrivo in sede - dovrebbe essere inerte e completamente imballato.

Questa, dunque, è la situazione attuale: Eta importerà il cdr per fare delle "prove" di co-combustione con le biomasse, la Provincia sarà l'ente deputato al monitoraggio e al controllo continuo; non appena i risultati di questi controlli (di pubblico dominio, in forme da concordare) dovessero essere negativi, il sindaco - massima autorità sanitaria del paese - disporrà l'immediato blocco dell'utilizzo,

GAETANO LIPEROTI

 

Si comincerà tra un mese dopo una vicenda fatta di lettere sparite, polemiche e allarmismi

CUTRO - L'affare cdr suscitò scalpore e allarmismo fra la popolazione locale esattamente un anno fa: fu allora che la decisione di conferire combustibile derivato da rifiuti nella centrale termoelettrica di Cutro balzò sulle pagine dei giornali e l'informazione si diffuse tra la gente, nono-stante una serie di carteggi, approvazioni e pareri favorevoli sul cdr a Cutro fosse già nell'aria da metà 2003.

E stata una storia convulsa, fatta di attacchi fra Enti locali, lettere sparite, vecchie e nuove amministrazioni, contrari aprioristici e favorevoli a condizione: tutti risvolti che è stato possibile ricostruire soltanto a più di un annodi distanza dall'inizio effettivo della vicenda, perché prima nessuno ha pensato di informare nessuno. E questa, probabilmente, è la cosa che generò maggiore diffidenza nei confronti dell'argomento.

Poi, ad un certo punto, la discussione si interruppe e l'argomento cdr sembrò essere finito in soffitta, quasi come se l'azienda avesse rinunciato a bruciare il famigerato combustibile, ma così non è. Per ragioni di chiarezza, ripercorriamo le taRpe passo passo.

E il 3 ottobre 2002: l'azienda Eta srl è in fase di costruzione nell'area industriale di Cutro ed invia una lettera alla Provincia di Crotone chiedendo di poter essere iscritta nel registro provinciale delle aziende che operano il recupero delle tipologie di rifiuti non pericolosi.

E fin qui niente di strano: la fabbrica era sorta proprio per questo. Per "rifiuti non pericolosi", infatti, si intendevano scarti vegetali e rifiuti della lavorazione del legno, prodotti di sottobosco da utilizzare come combustibili per la produzione di energia elettrica.

Ma Eta srl si rifà sentire nelle stanze della Provincia il 3 giugno 2003: l'amministratore delegato, Roberto Garavaglia, dice che l'azienda incontra difficoltà di approvvigionamento in sede locale di quel tipo di combustibile vegetale e chiede di poter utilizzare altre tipologie, tra cui il cdr, assimilato con legge nazionale alla categoria di rifiuti non pericolosi. Che piaccia o no, il cdr è una biomassa a tutti gli effetti.

Qui l'approvazione decisiva e fatale (gli amministratori provinciali si giustificheranno più tardi dicendo che la Provincia, appurate le regolarità del caso, non poteva fare altri-menti): presidente Carmi-ne Talarico in carica, l'Ente chiede il parere del Commissario delegato per l'emergenza ambientale (carica che, all'epoca, era ricoperta dal governatore regionale pro tempore, Giuseppe Chiaravalloti).

Chiaravalloti dà, il suo parere favorevole e dice, con tutta tranquillità, che il cdr è una categoria di rifiuto non pericolosa e per-tanto è ammessa anche la sua introduzione da fuori regione. Di conseguenza, il 5 agosto 2003 Eta viene i-scritta nel registro delle aziende autorizzate a trattare anche il cdr.
Agli atti risulta che una copia di tale autorizzazione sia stata inviata anche al Comune di Cutro, ma il sindaco, oggi ex, Francesco Sulla, negò categoricamente di aver ricevuto comunicazioni di questo genere.
A luglio 2004, un'ordinanza del presidente della Regione pubblicata sul bollettino ufficiale autorizza lo spostamento di cdr dagli impianti di selezione di Catanzaro e Lamezia Terme alla centrale di Cutro. Due mesi più tardi si consuma il papocchio: una segnalazione del Wwf e del suo responsabile provinciale Paolo Asteriti, porta a galla l'ordinanza di Chiaravalloti e consente, poi, di scoprire tutti i retroscena precedenti.

Settembre e ottobre 2004 sono mesi infuocati: a Cutro non si parla d'altro, monta la protesta delle associazioni ambientaliste e dei Verdi, vengono convocati Consigli comunali straordinari, si costituisce un comitato cittadino contro il cdr, si organizzano tavoli istituzionali e tecnici... Fino alla costituzione di un gruppo di lavoro,. formato da esponenti politici e sociali, che si prende sei mesi di tempo per vagliare la situazione nei dettagli.

L'azienda acconsente a non iniziare le "prove" col cdr e di attendere per questo periodo. Intanto il gruppo di lavoro compie una visita guidata nella centrale di Cutro e, più tardi, anche nella centrale Marcegaglia di Massafra (Taranto) che funziona completamente sulla combustione del cdr.

Da lì, il vuoto. Di mesi ne trascorrono dodici senza che nessuno tiri in ballo la cosa e l'argomento cdr sembra ormai archiviato.
Oggi, invece, Eta comunica alla Provincia e al Comune di essere pronta a cominciare le "prove" di co-combustione e ad importare il materiale. Secondo i

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